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lunedì 31 ottobre 2016

Pancarrè allo yogurt di Mapi

Anche questo week end, Vale ha fatto i compiti :) Dato che per l'MTC ho già dato, ho cercato aiuto e ispirazione nel contest più figo del web, che, non a caso, porta la firma di una delle colonne dell'MTC. Se non si fosse capito, sono andata sul blog di Flavia a cercare il recipe-tionist del mese. Mapi!  Mapi, anch'essa colonna dell'MTC, ma non solo, portatrice di un sapere e una cultura culinari come pochi. Solo Mapi potrebbe fare post su fondi, soffritti, brodi e su tutte quelle basi che il mondo gastrofighetto trascura, ignorando che se si chiamano basi, un motivo ci sarà. Ero attirata proprio da una di queste basi, ma poi non ho trovato l'ingrediente che mi serviva e allora mi sono buttata sul lievitato, sapendo che sarei atterrata su qualcosa di soffice. Così è stato, infatti :) Sono due anni che provo ricette di pancarrè e questo li batte tutti: morbidissimo, soffice, ma con la crosticina croccante!

Ho seguito pedissequamente la ricetta di Mapi (qui), di cui copio anche il testo. Ho preferito però lasciare l'impasto in frigo una notte, in modo da poterlo cuocere domenica senza dovermi alzare all'alba :D o dover mettere troppo lievito (qui siamo già scesi sotto i 10, ma anche sotto i 5 gradi...). Purtroppo non ho lo stampo da pancarrè con relativo coperchio, perciò ho dato una leggera spennellata di latte n superficie per dare un po' di colore.

Il procedimento appare leggermente diverso da quello di Mapi perché il mio lievito di birra era secco, in granuli, del tipo da mescolare alla farina.


Mi scuso per le foto, fatte stamani a colazione, col cellulare, prima di andare in ufficio. Io mi sono augurata una buona settimana con due fette di questo meraviglioso pancarrè spalmate di burro e della mia marmellata (lo so, sarebbe una confettura) di rabarbaro e vaniglia. Grazie Mapi, you made my day!




Pancarrè allo yogurt (per uno stampo da plum cake da 30 cm)

500 g farina 0
2 g lievito di birra secco
1 cucchiaino di zucchero
80 g acqua
30 g burro morbido a pezzetti
250 g yogurt naturale a temperatura ambiente
8 g sale
latte q.b. per spennellare


Setacciare la farina e aggiungervi il lievito, mescolarli. Mescolare nell'impastatrice acqua, yogurt e zucchero. Unire la farina con il lievito e solo successivamente il sale. Quando si sarà formato un panetto liscio ed elastico aggiungere il burro un pezzetto alla volta e lavorare ancora. Mettere il panetto in un contenitore coperto e lasciare a temperatura ambiente per 1 ora, dopodiché mettere in frigo per tutta la notte.
Al mattino sistemare il contenitore fuori dal frigo, al riparo da correnti e aspettare che l'impasto raddoppi, quindi sgonfiarlo e lavorarlo ancora un po' a mano.
Stenderlo su un piano infarinato, dandogli la forma di un rettangolo lungo quanto lo stampo e largo il triplo della sua larghezza. Arrotolare il rettangolo e sistemarlo, con la piega sul fondo, nello stampo imburrato. Coprire con della pellicola (io uso delle cuffie per la doccia, ovviamente destinate esclusivamente alla cucina!) e far lievitare fino a quando arriverà al bordo.
Spennellare il pane con del latte e infornare nel forno preriscaldato a 200° per circa 50 minuti. Rimuovere immediatamente dallo stampo, avvolgerlo in un panno pulito e adagiarlo così in un sacchetto di plastica, fino a raffreddamento.









Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di ottobre.


venerdì 13 novembre 2015

Kanelsnurrer, o brioches alla cannella

È venerdì, il giorno più bello della settimana, l'inizio del week end. Quando torno a casa dopo l'ufficio, inizio a pensare a come riempirlo. Cosa fare, cosa cucinare, dove andare a mangiare... Confesso che l'autunno quest'anno si sta rivelando piuttosto clemente e io mi diverto a passeggiare col Portoghese e fermarmi a fotografare ogni albero e ogni foglia. L'autunno in Germania ha un fascino tutto speciale e, ogni tanto, mi ricordo di alzare lo sguardo e cercare il bello. Peccato che i pensieri, negativi e insulsi, non cadano così come le foglie.



Qualche giorno fa ho visto il post di Flavia e ho pensato che manco da tanto dal suo splendido contest, quindi ho visto qual era il blog vincitore e sono andata a spulciare. Arrivata sul blog di Elena, non ho avuto dubbi: questi dovevo proprio prepararli! Io amo i lievitati e amo la cannella, quelle brioches erano quello che cercavo! Ho scelto di preparle in 2 giorni, regalandomele come colazione del venerdì, per iniziare il week end con gusto ;) Che dire, il sacrificio di puntare la sveglia mezz'ora prima è stato ampiamente ricompensato! Grazie Flavia e grazie Elena :)
Chiedo scusa per l'unica foto: ho scattato al volo prima di andare a lavoro! Peccato però non poter pubblicare l'odore che usciva dal forno...
Se non credete a me, credete al Portoghese o alle mie colleghe, che hanno trovato le brioches sulla scrivania ;)

Non ho modificato nulla, se non la quantità di lievito e di conseguenza i tempi di lievitazione. Ho proceduto così:

Mercoledì sera: poolish
Giovedì mattina: impasto, lievitazione in frigo
Giovedì sera: impasto lasciato 2 h a temperatura ambiente, preparazione, formatura della brioche, lievitazione fuori dal frigo (ma con una temperatura in casa di circa 10°)
Venerdì mattina: cottura




INGREDIENTI per circa 12 "girelle":

Per il poolish:

150 g di farina
150 g di latte tiepido
1 grammo di lievito di birra secco

Per l'impasto:

tutto il poolish
420 g di farina
100 g di latte circa
1 g di lievito di birra secco
80 g di zucchero
80 g di burro
1 uovo grande
mezza bacca di vaniglia
6 g di sale

Per la farcitura:

80 g di zucchero
80 g di burro
4 cucchiai di cannella

Preparare il poolish: setacciare in una ciotola farina e lievito, aggiungere il latte e mescolare con una forchetta. Coprire con pellicola e lasciar lievitare tutta la notte.

Preparare l'impasto:versare i semi della bacca di vaniglia nel latte tiepido. Setacciare la farina e il lievito, aggiungere il poolish, il latte, l'uovo leggermente sbattuto e lo zucchero. Impastare (a mano o nell'impastatrice) e solo dopo unire il burro a fettine sottili e il sale. Continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido ma non appiccicoso. Coprire con pellicola e lasciar raddoppiare (io in frigo).

Preparare la farcitura: mescolare con un cucchiaio tutti gli ingredienti fino ad ottenere una crema. 
Riprendere l'impasto (io l'ho lasciato due ore a temperatura ambiente), dividerlo in 3 parti e stendere ognuna in un rettangolo di circa 30 x 40 cm. Spalmare la crema su una sfoglia, coprire con la seconda sfoglia, spalmare anche questa e ricoprire con l'ultima sfoglia. Pareggiare il rettangolo ottenuto, quindi tagliare delle strisce di circa 1,5 cm. Arrotolare ogni striscia a spirale, quindi arrotolarla (intorno al dito indice ;) ) e poi far passare i due capi nel foro lasciato dal dito (più facile a farsi che a dirsi).
Sistemare le girelle su una teglia foderata di carta forno e far lievitare, ricoperte da pellicola.
Accendere il forno a 200° e sistemare sul fondo una piccola teglia. Quando il forno ha raggiunto la temperatura, versare dell'acqua nella teglia (300 ml circa) e inserire la leccarda con le bioches, spennellate di latte. Cuocere per circa 15 minuti, o finché non saranno dorate.




Dolcissimo week end a tutti!
Valentina.





lunedì 21 settembre 2015

Croissant sfogliati

Croissant sfogliati. Su questo blog. Sembra quasi un ossimoro. Mai, mai e poi mai mi sarei avventurata in una preparazione simile se non ci fosse stato l'MTC. La pasta sfoglia è sempre stata il limite che io ho fissato tra me e la cucina. Ma pare proprio che, vuoi o non vuoi, i nostri limiti siamo costretti a spostarli sempre un po' più avanti...Non so se è merito della ricetta di Luisa Jane o solo fortuna della principiante, ma confesso che... pensavo fosse peggio! La preparazione in sè non è difficile o particolarmente complessa, ha solo bisogno di determinate attenzioni e di una certa precisione. Gli amanti dell'approssimazione e dell'improvvisazione per una volta devono rimettersi alle regole. Io ho seguito pedissequamente la ricetta, cambiando semplicemente la modalità di lievitazione, come spiego in fondo.Ammetto di essere soddisfatta del risultato. Ovviamente ci sono ampi margini di miglioramento, ma come inizio non c'è male. E se, tra una piega e l'altra, ripetevo "non se ne riparla per i prossimi 5 anni", dopo il primo morso è sfuggito un "quando ad ottobre viene la mamma li preparo così li assaggia"...Qui il link alla ricetta di Luisa Jane, dove ci sono anche i link ai vari video, che personalmente ho trovato molto utili. 










INGREDIENTI per 12 cornetti:

400 g farina 00, W300-330 meglio, se non possibile W350
220 ml latte
40 g burro ammorbidito a temperatura ambiente
30 g zucchero
4 g lievito di birra istantaneo
9 g sale
4 g aceto di vino bianco
200 g burro per sfogliatura

Per la finitura:

1 uovo
una manciata di zucchero in granella 
In una ciotola sciogliere lo zucchero ed il sale con il latte e l’aceto.
A parte setacciare la farina con il lievito di birra istantaneo.
Unire il burro, gli ingredienti liquidi a quelli secchi fino ad ottenere un impasto grezzo.
Formare un quadrato e avvolgerlo in pellicola alimentare. Far riposare il panetto in frigo per 6 ore e se l’impasto lievita dopo un paio d’ore sgonfiarlo.
Poco prima di tirare fuori l’impasto preparare il panetto di burro schiacciandolo tra due fogli di carta da forno, colpendolo con il mattarello e cercando di dargli la stessa forma del quadrato di impasto. Rimettere il panetto di burro nel frigo mentre si stende l’impasto.
Stendere l’impasto a circa 6 mm di spessore facendo in modo che sia largo poco più del panetto di butto e alto due volte l’altezza dello stesso.
Mettere il burro su una metà e richiudervi l’altro lembo sopra e procedere con la piega a tre.
Avvolgere l’impasto in pellicola alimentare e fare riposare in frigorifero circa mezz’ora.
Stendere il rettangolo, avendo cura che la piega sia alla vostra destra, tirandolo ad una lunghezza corrispondente a tre volte il lato corto e fare una piega a tre.

Avvolgere in pellicola alimentare e far riposare in frigorifero circa mezz’ora. Ripetere la piega a tre e il riposo in frigo.
Fuori dal frigo dividere l’impasto in due e stendere le due porzioni ad una dimensione di 26 x 34 cm e uno spessore di circa 3-4 mm ciascuna. Il piano di lavoro deve essere infarinato a sufficienza, ma non esagerate!

Sbattere l’impasto sul piano di lavoro due volte, per favorire la sfogliatura, dopodiché tagliare dei triangoli dalla base di 11 cm circa.
Far riposare i triangoli per 20′ in frigo prima della formatura.
Fuori dal frigo stirare leggermente la punta dei triangoli, praticare una piccola incisione in mezzo alla loro base e arrotolare con delicatezza i lembi senza premere né stringere troppo l’impasto.

A questo punto, io ho disposto i croissant sulle teglie, li ho ricoperti con pellicola e lasciato tutta la notte a temperatura ambiente. Specifico che la notte la temperatura è di circa 8 gradi, io ho lasciato anche la finestra socchiusa per assicurarmi che stessero belli freschi.
L'indomani li ho trovati perfettamente lievitati, li ho spennellati con l'uovo, dal centro verso l'esterno e su alcuni ho versato della granella di zucchero, quindi li ho cotti come da istruzioni: a 220° C per circa 10′ dopodiché a 200°C fino a doratura (altri 10 minuti scarsi).
Fuori dal forno far raffreddare su una gratella.



Inizialmente avevo deciso di farcirli con una crema, poi ho pensato che, come prima volta, preferivo gustarli nature. Il Portoghese, invece, dopo aver gustato il sapore al naturale, ha pensato di accompagnarli con la choriza portoghese. Ed ha approvato.


Con questi croissant partecipo alla 50° sfida dell'MTC


martedì 27 maggio 2014

Babà alla crema e marmellata di fragole e rabarbaro

È più forte di me: non riesco a proseguire col blog. La settimana scorsa avevo seriamente pensato di cancellare il blog. Non è più quell'angolino felice che era prima e rileggendo i post passati mi è scappata più di una lacrima. Una sorta di crisi di identità. Mia e del blog. Poi la mia saggia Mary mi ha fatto riflettere, come sempre, e ho capito che assecondarsi va bene, ma non quando si tratta di apatia. Basta poco per farmi trascinare giù, abbandonare i miei interessi. Sfizi, passioni e interessi sono una cosa seria :) Vanno coltivati con più impegno di un lavoro. Almeno per me.
E allora ti obblighi a rinfilare le scarpe da corsa, a incordare un lievitato a mano, a togliere la polvere dal kindle e a chiedere al Portoghese di avere pazienza, perché sai che puoi lasciarti alle spalle questo grigiore che ti ha investita.

E così sabato ho messo le mani in pasta, pensando che abbandonare l'MTC vuol dire abbandonare una grandissima scuola di cucina e perdere tante occasioni per imparare e mettermi alla prova. Insomma, io ho sempre bisogno di fare i compiti! :)
Le foto rispecchiano il mio umore nu poc scazzato! La smetterò di fare foto sfaticate, giuro!


Peccato aver deciso il giorno in cui mi è venuto un attacco di cervicale tremendo (non ho l'età....) e impastare a mano è stato un vero supplizio. Temo non si sia incordato a sufficienza e il babà non è venuto spugnoso come avrebbe dovuto (e si capisce dalla foto della fetta). Il risultato è stato comunque graditissimo (e spazzolatissimo). Ho cercato di non discostarmi troppo dalla tradizione, preferendo però una bagna analcolica (non ho l'età nemmeno per bere :D) e sostituendo le amarene con una marmellata di fragole e rabarbaro preparata da me qualche settimana fa e inaugurata per l'occasione.
Ne ho approfittato anche per provare la crema pasticcera preparata al microonde: ero in vena di esperimenti...

Spero che Antonietta, del blog la trappola golosa, non si risenta per questo babà non riuscitissimo: la colpa è assolutamente mia, perchè la sua ricetta è spiegata alla perfezione e non escludo di cimentarmi nuovamente: il babà è uno dei dolci preferiti dalla mamma, quindi alla sua prossima visita potrebbe trovarsene uno fatto dalle manine sante della sua figliola.
E tanti complimenti ad Antonietta per la sua vittoria del mese scorso: un post che è una pagina di storia, cultura e tradizione.

Riporto fedelmente la ricetta di Antonietta: non saprei spiegarla meglio.



















Per il babà

300 g di farina bio tipo 0 Manitoba
3 uova cat a grandi
100 g di burro
100 g di latte
25 g di zucchero
10 g di lievito di birra
½ cucchiaino di sale fino

Lievitino
Sciogliere il lievito di birra con 50 g di latte tiepido e 1 cucchiaino di zucchero e impastarli con 70 g di farina, tutti presi dal totale degli ingredienti. Lasciar lievitare fino al raddoppio, coprendo la ciotola con un telo inumidito.
Primo impasto
Versare in una ciotola il resto della farina (230 g), fare la fontana, versarci il lievitino e le tre uova. Impastare schiacciando ripetutamente nella mano l’impasto per amalgamare le uova e aggiungere un cucchiaio alla volta di latte per ammorbidirlo un po’, man mano che se ne senta la necessità, facendo attenzione a non renderlo molle; poi impastare energicamente, sbattendolo verso la ciotola per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per 80/90 minuti e comunque fino al raddoppio.
Secondo impasto
In una ciotolina lavorare il burro a pomata, impastandolo con il restante zucchero (20 g) e il sale. Aggiungerlo al primo impasto  una cucchiaiata alla volta facendo  assorbire bene  prima di aggiungere  la successiva. Lavorare per 5 minuti nella ciotola, poi ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e iniziare a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte per 15/20 minuti. Qui bisogna avere tenacia e resistenza perché questa è quella fase in cui è possibile ottenere un babà spugnoso e morbido, capace di assorbire e trattenere la bagna.
Quando inizierà a staccarsi dalle mani e piegandolo manterrà una forma tondeggiante, senza collassare e vedremo l’accennarsi di bolle d’aria il nostro impasto è pronto.
Per poterlo sistemare agevolmente nello stampo preventivamente imburrato, staccare dalla massa dei pezzi di pasta schiacciandoli con pollice e indice, come volessimo strozzarli, ottenendo così 6 palline.
Una volta completato il giro, con l’indice  sigillare gli spazi tra una pallina e l’altra, coprire con un telo umido e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore, fino a triplicare di volume.
Accendere il forno  a 220°, raggiunta la temperatura infornare, abbassare a 200° e cuocere per 25 minuti.
Dopo circa 10 minuti di cottura coprire con un foglio di alluminio, per evitare che la superficie scurisca.
A cottura ultimata lasciar intiepidire per 15 minuti e capovolgere il babà possibilmente in una ciotola larga e bassa. 

Per la bagna
1 lt di acqua
400 g di zucchero
1 limone
Versare l’acqua in una pentola, aggiungere lo zucchero e la scorza di limone, evitando accuratamente la parte bianca e lasciar sobbollire per 10 minuti.
Spegnere, lasciar intiepidire, passarlo attraverso un colino a maglie strette e versare sul babà ancora tiepido. Ogni 15/20 minuti, aiutandosi con un mestolino, raccogliere lo sciroppo sul fondo del babà e irrorarlo di nuovo. Continuare così finché non si presenta ben inzuppato e tratterrà lo sciroppo più a lungo, cedendolo sempre più lentamente. Adagiarlo su un piatto da portata, facendolo scivolare con molta attenzione.


Per la crema al microonde, senza glutine


500 gr di latte intero fresco
90 gr di tuorli d' uovo
75 gr di zucchero alla vaniglia (ovvero, conservato nel barattolo con le stecche di vaniglia)
50 gr di amido di mais
buccia di mezzo limone 

Mescolare in un contenitore adatto al microonde i tuorli e lo zucchero. Unire l'amido, incorporarlo bene, quindi versare il latte e amalgare bene il tutto. Aggiungere la buccia del limone e mettere in microonde a 700 W per 3 minuti, quindi mescolare e rimettere in microonde a 700 W, controllando  e rimestando ogni 30 secondi. A me in tutto sono occorsi 5 minuti. Rimuovere la buccia di limone, coprire con pellicola a contatto e far raffreddare. 

Per rifinire il babà

gelatina di pesche 
marmellata di fragole e rabarbaro

Mescolare due cucchiai di gelatina con un cucchiaio di acqua e far sciogliere (in microonde o a bagnomaria), quindi spennellarla sul babà.
Decorare con ciuffetti di crema e la marmellata.




martedì 20 novembre 2012

Sdijuno per la gita: torta di rose



Ciao a tutti!
Come state? Spero abbiate iniziato bene la settimana.
Vi state chiedendo per caso cosa sia lo 'sdijuno'? Nient'altro che la merenda di metà mattina, che è venuto in gita con me e le mie amiche,che domenica siamo state a Napoli, per visitare i presepi e fare un giretto per la città.
La partenza era prevista ad un orario improponibile :) che mi impediva di fare colazione a casa: e vi pare che io potevo aspettare la sosta in autogrill? E no! E allora: merenda per tutti! Avevo bisogno di qualcosa di pratico, morbido (che vuoi sgranocchiare alle 5 di mattina?) e che si conservasse bene e mi sono ricordata di spulciare sul blog di Silvia, la recipe-tionist del mese ed ho trovato la sua torta di rose. Ne avevo preparata già un'altra versione (qui) ma a me piace sperimentare. Inoltre questa è senza uova ma ugualmente soffice! Io ho modificato solo il ripieno: nutella anziché marmellata.






INGREDIENTI per uno stampo da 28/30 cm

impasto

400 gr farina 0
50 g zucchero
40 gr olio di arachidi
8 gr lievito di birra fresco
100 gr latte tiepido
100 gr acqua tiepida
sale

farcitura

un bicchiere piccolo di Nutella

Sciogliere il lievito nel latte tiepido, insieme ad un cucchiaio di zucchero, prelevato dai 50 g.
Setacciare la farina, mescolarla con lo zucchero e aggiungere il latte. Mescolare un po' con una forchetta, unire l'olio, mescolare ed iniziare ad impastare a mano, aggiungendo il sale e l'acqua necessaria ad ottenere un composto morbido e liscio.
Lasciar lievitare fino al raddoppio (io ho messo il panetto in una ciotola, coperto con pellicola e lasciato in forno con la lucina accesa e dopo 2 ore era pronto).
Riprendere l'impasto, sgonfiarlo e stenderlo in un rettangolo i circa 50x20 cm, spalmarlo di nutella e arrotolarlo dal lato lungo, quindi tagliare, con un coltello a lama liscia, dei rotolini di circa 4 cm e sistemarli, distanziati, in una teglia ricoperta di carta forno. Spennellare con un po' di latte, coprire con pellicola e lasciar raddoppiare.








Cuocere in forno statico a 200°C per circa 25 minuti.




Buonissima! Soffice e leggera, abbiamo sbocconcellato rose per tutto il tragitto di andata e ritorno :D ed ha superato la prova morbidezza ;)

Direttamente dall'autobus (c'è pure la pubblicità occulta :D)














Un'ultima foto: attingete a piene mani, ché la fortuna non è mai troppa :)




Baci,
        Vale*


Con questa ricetta partecipo al contest di Flavia



domenica 28 ottobre 2012

Di trecce, intrecci e riconciliazioni

Non programmo mai i miei post: spesso ho la ricetta già salvata da tempo e inizio a scrivere "a braccio", senza pensarci su.
Oggi però è stata la voglia di impastare a suscitare il bisogno di scrivere.
Impastare, far lievitare: gesti che oramai fanno parte delle mie abitudini; dedicare il fine settimana a preparare qualcosa di buono oramai è tradizione, benché abbia molto tempo a disposizione anche durante la settimana.
Altre abitudini, altre tradizioni, invece, mi mancano: mancano perché non ci sono e mi mancano perché non ci sono più. Pensavo a questo mentre impastavo il pane dolce di Eleonora. Pensavo alla ritualità, alla condivisione della tavola con la famiglia.
Ho impedito allo sconforto di aver la meglio: avrò, prima o poi, nuove tradizioni e riuscirò a convivere con quelle che non ho saputo e potuto apprezzare, ma soprattutto ora so che voglio che quelle che mi hanno permeata rimangano dei capisaldi. :) Ora so da dove ripartire.

I post dedicati al pane dolce del  Sabato hanno saputo dimostrare una grande sensibilità e cultura e io vi consiglio davvero di leggerli. Io non ho nulla da aggiungere, ma tutto da imparare. Però questo pane dolce si è intrecciato più di una volta con i miei pensieri e trovo che ciò sia meraviglioso: ritrovare un legame tra la propria vita, il proprio microcosmo e un popolo, una cultura, sentire e fare proprio qualcosa che fino a quel giorno non conoscevi.

Perché da una settimana la treccia di Eleonora è il simbolo di una riconciliazione, perché certi legami non si sciolgono, al contrario di certi nodi. :)

Chiedo scusa ad Eleonora se ho banalizzato il suo pane e l'ho sentito fin troppo mio :)

Il papiro che avete letto finora l'ho scritto ieri, subito dopo aver impastato, a mano, la treccia. Mentre il panetto lievitava ho pensato ad ripieno, anzi: il ripieno si è palesato nella mia testa. Le mele, come la torta che preparava la mamma quando ero piccola, il rosmarino, che fa tanto arrosto del pranzo domenicale; limone&zucchero: non serve che li spieghi, vero? Ed è venuta fuori questa treccia, che per me profuma delle domeniche da bambina, quando c'era papà che mi portava in giro con lui la mattina. Scusami, se a volte lo facevo controvoglia.

Volevo fare una treccia a 4 capi, ma al momento di comporla ho ricevuto una visita inattesa (l'ho detto io, che ottobre è il mese degli "a volte ritornano"!) e le risate mi hanno distratta: il 4° capo non sapevo più come intrecciarlo, perciò quel povero salsicciotto solitario ha dovuto allietare il mio dopocena :)



 INGREDIENTI per una treccia:

250 g farina 0
1 uovo medio
50 g zucchero
10 g lievito di birra fresco
62 ml acqua tiepida
62 ml olio extra vergine d'oliva
5 g sale
1 tuorlo
1 cucchiaio d'acqua
semi di sesamo

Per il ripieno:

1 mela gialla
1 rametto di rosmarino sminuzzato finemente
succo di mezzo limone
2 cucchiai di zucchero di canna

Procedimento (copio da Eleonora):

Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l'olio e per ultimo le uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione. Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodiché, sgonfiare l'impasto e tagliarlo in due parti uguali. Tagliare poi ognuna delle parti in tre.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Farcire ogni striscia.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lungi "salsicciotti".
Formare le trecce. Adagiare le trecce su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore. 

Per il ripieno: ho tagliato la mela a spicchi, sbucciati e ridotti a cubetti. Li ho lasciati macerare con il succo di limone, lo zucchero e gli aghi di rosmarino.







La "treccia della riconciliazione" è fuori concorso per l'MTC (da una dose ho ricavato due trecce, ma il ripieno ero rigorosamente kasher), ma per me è sicuramente una medaglia d'oro :) ed è giusto che abbia il suo spazio qui su questo blog:

Un post inaspettato, per me soprattutto :)
Vi auguro una buona domenica e tanti pranzi in famiglia o con quegli amici che sono un po' la nostra famiglia :)

Con la treccia alle mele e rosmarino partecipo all'MTC di Ottobre:


sabato 13 ottobre 2012

Pane dolce del sabato

Il titolo del post non è suscettibile della giornata di pubblicazione, eh!
I vostri blog roll oggi saranno pieni di queste splendide trecce briosciate e mi ci metto anche io, che, per distinguermi, le ho fatte poco splendide (la prima era un vero e proprio Picasso!).
Complice e causa, ovviamente, è l'MTC del mese di Ottobre, che si fa sempre più interessante. La Pasqualina del mese scorso ci aveva permesso di approfondire una cucina regionale, adesso invece ci ha portati a confrontarci con una cultura diversa e sconosciuta, almeno per me, quella ebraica. Conoscere e imparare è sempre interessante, ma farlo attraverso la cucina è ancora più coinvolgente. La cultura di un popolo passa anche dalla tavola e durante la mia colazione di stamattina, con un amico, stavo raccontando la storia di questo pane dolce e lui mi ha detto: non mi aspettavo la colazione culturale :) Si è riportato mezza treccia a casa: forse voleva continuare a studiare? :)

Io ho preparato due trecce in tre giorni: sono buonissime! L'impasto rimane soffice ed è sufficiente il profumo che emana in cottura per impastare trecce a ripetizione. Anche questa volta l'MTC ha messo alla prova la mia manualità e ancora una volta posso dire: grazie MTC per avermi spinta a provare qualcosa di nuovo. E a imparare molto di più della tecnica per la treccia perfetta.

Per il post originale (e per approfondire), tutti da  Eleonora





INGREDIENTI (copio direttamente da Eleonora):

per due trecce ripiene:
500 gr di farina 0
2 uova medie (circa 60-62 gr con il guscio)
100 gr di zucchero
20 gr di lievito di birra

125 ml di acqua tiepida
125 ml di olio extra vergine d'oliva
10 gr di sale
un tuorlo d'uovo
un cucchiaio di acqua
semi di sesamo
 
Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l'olio e per ultimo le uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione. Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodiché, sgonfiare l'impasto e tagliarlo in due parti uguali. Tagliare poi ognuna delle parti in tre.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Farcire ogni striscia.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lungi "salsicciotti".
Formare le trecce. Adagiare le trecce su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore.  
 
 
Sbattere il tuorlo d'uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie; spolverare di semi di sesamo o papavero.
Infornare in forno già caldo e STATICO a 200°C per circa 15-20 minuti.


PRIMA VERSIONE:
 
Ripieno:
marmellata di ciliegie q.b.
 
 Per prendere dimestichezza con la treccia, per la prima ho usato la marmellata di ciliegie: quest'impasto è talmente buono da fare un figurone persino con un ripieno così poco fantasioso! Vi dico solo che è piaciuta tantissimo anche alla Boss (mia madre!). Anzi, aggiungo che è buonissima persino il giorno dopo!


 
 
SECONDA VERSIONE: cacao&amaretti
 
INGREDIENTI:
 
6 cucchiai di cacao amaro
6/7 cucchiai di acqua bollente
1 cucchiaino di cannella
100 g di amaretti tritati grossolanamente (io li ho sgretolati a mano: è rilassantissimo!)

Setacciare il cacao e la cannella, aggiungervi l'acqua bollente, un cucchiaio per volta, mescolando con una frustina, fino ad ottenere un composto fluido ed omogeneo (ma non liquido). Farlo raffreddare, quindi spalmarlo sulle strisce e ricoprire con gli amaretti.
 
 
 
 
 


 
 
 
Con questi pani dolci del sabato partecipo all'MTC di Ottobre:


 
 
 A presto, 
               Vale*
 
 
 
 
passa sulle tre parti.

domenica 13 maggio 2012

Torta di rose per la mia Mamma

E ogni tanto questa Mamma la vogliamo viziare o no?
Voi dovete sapere che io sono una grandissima rompiballs con mia madre: la rimprovero perché mangia troppo e male (senti chi parla, direte voi!), la sgrido sempre perché mischia proteine diverse e usa troppo olio, perché s'è fatta troppo bionda, e perché si incaxxx troppo con me :D Insomma, io un motivo per rompere l'anima al prossimo lo trovo sempre, soprattutto se il prossimo in questione è mia madre!
Ma lei resta il mio vero pilastro, il mio punto fermo, colei la cui voce è l'unica in grado di rassicurarmi quando c'è qualcosa che non va. Lei è anche quella che non mi prende mai sul serio quando di matto (circa 3 volte al giorno, dopo i pasti), che ha un gran senso dell'umorismo (l'ho preso da lei) e tanta forza. 
Io vorrei avere un decimo della sua forza, del suo senso dell'orientamento e i suoi occhi verdi bellissimi!
Auguri Mamma, visto che oltre alle begonie c'è scappata pure la torta burrosa? :)

Una sera mi racconta di aver intravisto un dolce proposto da Benedetta Parodi (che io aborro: srotola tutto ciò che si vende al supermercato, farcisce con mezzo banco salumi, 30 minuti a 180° cotto e mangiato. Ma và và): delle strisce farcite con una crema a base di burro e zucchero. Lo devi fare qualche volta!
Udite udite! Mia madre non me lo chiede quasi mai: abbiamo gusti così diversi che se piace a lei non piace a me. Potevo non prepararle una sorpresa per la sua festa?









INGREDIENTI per la base:

350 g farina
    3 tuorli
    3 cucchiai di olio di semi
    3 cucchiai di zucchero
150 ml di latte tiepido
  15 g lievito di birra
buccia grattugiata d'arancia
pizzico di sale

per il ripieno:

110 g burro a temperatura ambiente
140 g zucchero
10 g zucchero vanigliato (zucchero che faccio a velo e lascio nel barattolo con la stecca di vaniglia)
mezzo cucchiaino di cannella



Far sciogliere in 100 ml di latte il lievito. Setacciare la farina, scavare un incavo e versarvi tuorli, sale, olio, buccia d'arancia e zucchero ed impastare (io nell'impastatrice). Unire il latte con il lievito, continuando ad impastare, e versare gli altri 50 ml poco per volta, valutando se sono pochi o troppi: per me erano pochini, ne ho aggiunti altri 20 ml circa (quindi in tutto 170 ml). Lasciar lievitare fino al raddoppio: a me è bastata poco più di un'ora.
Intanto preparare il ripieno: lavorare il burro morbido con la forchetta, amalgamarvi gli zuccheri e la cannella.
Riprendere l'impasto, stenderlo in una sfoglia rettangolare di 5 mm  e spalmarvi il ripieno,arrotolare dal lato lungo e ritagliare dei pezzetti lunghi circa 5 cm, che ho sistemato distanti in una teglia di 28 cm coperta di carta forno. Voi ricordatevi di chiudere le rose sotto :) Far lievitare fino a che le rose saranno gonfie ed unite tra di loro.


Infornare a 180°, statico, per 25 minuti.
Spolverizzare di zucchero a velo.


Ovviamente il dolce che mia madre aveva visto era la torta di rose. Altrettanto ovviamente, io ho cercato una ricetta sperimentata da qualcuno che non fosse la Parodi :D E mi è venuta in aiuto Cinzia, che con il suo gioco "dai! ci scambiamo una ricetta?" mi ha fatto conoscere il blog di Pam (qui) che proponeva proprio una torta di rose (questa): perfetta! Un impasto sofficissimo, leggero, senza burro (e magari sostituendo il latte con latte di soia diventa perfetto anche per gli intolleranti, chiaramente variando il ripieno). Io ho diminuito la dose di burro del ripieno perchè l'avevo finito :D ed ho insaporito con vaniglia e cannella, tanto oggi il tempo è orribile e i profumi invernali ci stanno bene!
La mamma mi ha già chiesto se lo preparo anche con la crema: Pam, è un miracolo! Grazie!! :*
Ho sconfitto il mostro nero della torta di rose (mai provata perchè io con i lievitati ci vado con i piedi di piombo) e ho trovato LA ricetta al primo colpo: variando i ripieni, diventerà il dolce da portare a cena ;) e chi l'abbandona più?

Sto diventando sempre più logorroica: esattamente come sono dal vivo. C'è voluto un anno di blog ma ce l'ho fatta ad aprirmi: e sì, 1 anno esatto, compiuto 2 giorni fa ed io me n'ero dimenticata: fortuna che una nuova lettrice -attenta- spulciando se n'è accorta!
Lo so, siete stremati, ma permettetemi un ultimo, ma non meno importante pensiero: alle mamme di testa e di cuore. In questi giorni ho letto molti post che mi hanno commossa fino alle lacrime: è dura accettare un destino avverso, è ancora più crudele quando viene negato un desiderio d'amore. Il destino ha scelto per loro: io posso solo augurarvi buona vita, col cuore.
Baci,
        Vale*



Non conoscete il gioco di Cinzia? Dovete rimediare: partacipando si conoscono nuovi blog, si imparano nuove ricette e soprattutto si assiste alle estrazioni che Cinzia organizza per gli accoppiamenti: poesia pura. Regala a questo gioco una cornice magica: le foglie, le calze, ogni volta ne inventa una :) Grazie Cinzia!



venerdì 6 aprile 2012

Brioches senza uova e senza latticini

Buongiorno!!
Nel post precedente ho visto che non sono l'unica sfaccendata :D e molte di voi non stanno impazzendo dietro colombe e affini: grazie, mi sento sollevata e in buona compagnia!
L'unico lievitato che mi ha accompagnato in questa settimana è questo:


Preso da qui:

INGREDIENTI per 20 cornetti di dimensioni miste:

500 g farina
100 g olio di semi di arachide
  70 g di malto d'orzo
  60 g zucchero semolato
mezzo cucchiaino di sale
buccia grattugiata di un limone
vaniglia (io uso lo zucchero lasciato in un barattolo con una stecca di vaniglia)
250 g circa di acqua
7 g di lievito

Far sciogliere il lievito (io avevo tempo e ne ho usato poco, ma volendo si può aumentare)  in metà acqua presa dai 250 g.
Inserire nell'impastatrice: farina, zucchero semolato, aromi e l'acqua con il lievito: far impastare qualche minuto, poi aggiungere l'olio e il malto, continuare ad impastare ancora e infine aggiungere il sale e l'altra acqua, versandone poca per volta: l'impasto non formerà una palla incordata, ma rimarrà piuttosto appiccicoso: va bene così!
Io per praticità l'ho rovesciato in una ciotola bassa (per controllare meglio la lievitazione, quella dell'impastatrice è troppo alta) e coperta con pellicola, quindi posto in forno appena scaldato: dovrà raddoppiare. A me ha impiegato 3 ore circa.
Riprendere l'impasto, io a questo punto l'ho pesato e diviso in 2: ho rovesciato ogni panetto sul piano leggermente infarinato e piegato in 4, portando gli angoli verso il centro, quindi rigirato e steso in una sfoglia di 0,5 cm, fatto dei cerchi (più o meno) e tagliato a spicchi: da un panetto ne ho ricavati 8, dall'altro 12,


Io ho farcito con la nutella: non vorrei che il troppo leggero mi facesse male :D
Sistemare i cornetti formati su una teglia coperta di carta forno, ricoprire con pellicola e lasciar raddoppiare (per me circa 1ora e 30). Diventeranno così:

Anzi, anche più belli, perché io a fare le forme sono un po' impedita :D
Spennellarli con acqua (o latte, se non avete problemi di intolleranze) e infornarli a 180°, in forno statico, per 15 minuti circa, o finché non diventeranno dorati. Appena sfornati:
E stamattina:


Sono ottimi! con la scusa che sono leggeri ne ho mangiati 3! Non avevo mai usato il malto, ma devo dire che conferisce un sapore molto particolare, anzi: la prossima volta aumenterò la dose! Io ieri sera li ho incellophanati per bene e si sono conservati bene, mi è bastato riscaldarli per un paio di minuti in un padellino antiaderente con coperchio. Penso anche che reggano bene il congelamento, così basterà lasciarli scongelare la notte in frigo e riscaldarli la mattina.
Io li ho farciti con la nutella perché qui gira sempre una bimba molto golosa ma la prossima volta ne lascerò metà vuoti, così da farcire a piacere al momento.
Ripeto: sono ottimi, e sono a prova di intolleranti! Io per fortuna non ho intolleranze alimentati (ma sono allergica a 1000 cose: fiori, gatti, profumi...) ma ho alcune amiche che lo sono e ogni volta fatico a trovare delle ricette gustose e appetibili: questa lo è!
Sono diventata un po' prolissa, eh? Perché non mi avete mai vista dal vivo: io non sto mai zitta!
Un'ultima cosa:
Vi auguro una Pasqua serena, allegra, da trascorrere esattamente come desiderate!
Baci,
        Vale*