sabato 25 marzo 2017

Terrina terra terra per MTC

Sul filo del rasoio più del solito e mai come questa volta tentata di non partecipare. Ammetto di aver riflettuto se lasciare l'MTC, poi mi sono obbligata a preparare questa terrina e stamattina ho avuto la tentazione di buttarla senza passare dal via. Sono giorni così, non posso dire sia un brutto momento, i problemi e i brutti momenti sono altri. Solo che mi appare tutto un po' insensato, fine a se stesso. E alla fine ho pensato che quando niente vale la pena, allora tutto vale la pena. Più prosaicamente detto: a qualcosa devi attaccarti. E io mi attacco alla terrina. Una terrina terra terra, come me.


Giuliana qui ci ha aperto le porte di un mondo vintage, nella migliore accezione del termine. Confesso che la mia prima scelta era stata la terrina da non sfornare, ma non ho trovato una terrina in tutta la città. Appeno torno in Italia guardo tra le caccavelle della mamma, che comunque non ha mai preparato una terrina o qualcosa di simile. Io l'ho preparata quindi pensando a come sarebbe potuta essere una terrina di casa mia, preparata per un pranzo di domenica in famiglia. E ho annaffiato tutto con della birra qua e là, perché le mie domeniche (e non solo) io le trascorro invece nella ridente Cermania :)
Per meri motivi di tempo, ho dovuto rinunciare alla gelatina.

Volo alla ricetta: al momento non ho un pc e mi sono piazzata a casa di una collega per venire a scrivere il post :)

Con questo post partecipo all'MTC di marzo 2017 

Per uno stampo da 10 x 22 cm:

Pate a foncer dal libro "Torte salate"

375 g farina
100 g burro a cubetti
90 g strutto a cubetti
1 cucchiaino e mezzo di sale
1 cucchiaino e mezzo di zucchero
1 uovo grande
60 m di acqua ghiacciata

Setacciare la farina sul piano di lavoro. Al centro unire burro, strutto, sale, zucchero e l'uovo sbattuto. Amalgamare con una forchetta, aggiungendo gradualmente l'acqua. Alla fine, raccogliere l'impasto a palla con le mani, senza lavorare troppo l'impasto. Coprire con la pellicola e lasciare in frigo almeno mezz'ora.

Per il ripieno:

Schwarzwälderschiken (prosciutto crudo affumicato) a fette
4 cosce di pollo disossate
2 wurst (salsiccia di maiale tedesca, da non confondere con i wurstel), tolti dal budello e schiacciati
75 g di panna acida
1 uovo
prezzemolo
sale e pepe
3 bacche di ginepro
birra q.b.
2 uova sode

Disossare le cosce di pollo, tagliarle a pezzi e versarle in un sacchetto per surgelati insieme a sale, pepe, bacche di ginepro e birra. Lasciar marinare in frigo una notte.
Riprendere il pollo, scolarlo e tamponarlo con uno scottex. Tritarlo grossolanamente a coltello, mischiarlo in una ciotola insieme al resto degli ingredienti e amalgamare bene con le mani.

Riprendere la pasta dal frigo, dividerla in due panetti, uno più grande dell'altro. Stendere il più grande, foderarvi lo stampo e adagiarvi all'interno le fettine di Schwarzwälderschiken. Versarvi metà del composto di carni, livellarlo con un cucchiaio, adagiarvi le uova soda e coprire con resto del composto.
Stendere l'altro panetto di sfoglia sul quale praticare dei fori e ricoprire la terrina. Con l'impasto rimanente ritagliare delle decorazioni (migliori delle mie).

Infornare a 180°C per circa 30 minuti, poi a 160°C per altri 50 minuti. Far raffreddare e riposare (io una notte o non pubblicavo più).

Per la gelatina di birra:

100 ml di birra Pils
40 g di zucchero gelificante 3:1

Versare in un pentolino gli ingredienti, mescolare con una frusta e portare a bollore a fiamma media. Far bollire 4 minuti, mescolando spesso.

Per il chutney di mele, cipolle e birra

1 mela grande
2 cipolle rosse medie
1 cucchiaio di olio extra vergine d'oliva
150 ml di birra Pils
1 cucchiaio di dark brown sugar
1 cucchiaio di sale
pepe di mulinello

Affettare la cipolla e tagliare la mela a tocchetti. Scaldare l'olio in una pentola e unirvi mela e cipolla e far cuocere a fiamma vivace per 5 minuti. Unire il resto degli ingredienti, mescolare e dopo cinque minuti abbassare la fiamma, coprire e cuocere 20 minuti. Scoprire, far asciugare il composto se troppo liquido e regolare eventualmente di sapore.













venerdì 3 febbraio 2017

Zuppa di miglio e zucca per il Recipe-tionist


C'è un tempo per ogni cosa. E a me ci sono voluti oltre 3 anni per provare una ricetta che mi ero precipitata a commentare, direi. Il primo commento di quella zuppa era il mio. In effetti da allora ho continuato a fissare il miglio per un bel po', per poi decidermi a comprarlo e, puntualmente, ad abbandonarlo in dispensa. Cara Patty, non è un triste destino quello del miglio? :D L'ho recuperato un mesetto fa e l'ho testato in una ricetta che però mi ha deluso: alla fine avevo una poltiglia davvero poco invitante, ancorché buona di sapore. 
Poi la Patty vince il Recipe-tionist di Flavia, appuntamento al quale sono molto affezionata, ed io, spulciando il suo blog, trovo, anzi ri-trovo, questa ricetta. E do un'altra occasione al miglio, che si è aggiudicato una posizione avanzata in dispensa: non più nascosto in fondo, ma in prima fila. Pratico da cuocere, saporito e non anonimo. Basta non fare un mappazzone :D

Grazie Patty, da parte del miglio e mia :) Ho copiato spudoratamente e ho fatto bene :) Mi sono limitata solo a schiacciare la zucca, perché in pezzi mi dà fastidio (non so perché, io amo i pezzettoni, ma forse la zucca è troppo viscosa/viscida al mio palato)

Ci vediamo presto Patty, il tuo blog  (qui) è una vera miniera :)








INGREDIENTI per 4 persone:

300 g di miglio decorticato
400 g di zucca mondata
1 cipolla piccola
1 cucchiaio di rosmarino secco
qualche foglia di salvia
mezzo bicchiere di birra
sale, pepe & olio extra vergine



Sciacquate accuratamente il miglio sotto acqua corrente.
Affettate finemente la cipolla e fatela passire in 4 cucchiai d'olio extravergine insieme al rametto di rosmarino ed alla salvia, facendo attenzione che gli aromi non brucino.
Tagliate a dadini la zucca e quando la cipolla è trasparente, aggiungete la zucca ed un mestolino di acqua bollente e mescolate facendo cuocere a fiamma media per 10 minuti o fino a quando è tenerissima e schiacciatela con una paletta schiacciapatate.
Aggiungete il miglio alla zucca e fatelo brillare per 2 minuti, mescolando continuamente quindi quando il liquido di vegetazione sarà asciugato, bagnate con la birra ed alzate la fiamma per far evaporare la parte alcolica. Una volta evaporata, aggiungete acqua calda a coprire il miglio, salate e continuate la cottura abbassando al minimo la fiamma, e proseguite per circa 20 minuti. Mescolate ogni tanto ed aggiungete acqua se necessario.
Il miglio non dovrà spappolarsi completamente.
Servite con ottimo olio extravergineed una bella macinata di pepe nero. 





Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di gennaio/febbraio 2017





mercoledì 25 gennaio 2017

Macarons per l'MTC

Questo blog inizia l'anno cimentandosi con una preparazione che ho sempre guardato da lontano: i macarons. Alta pasticceria. Troppo alta per me, ecco perché li ho sempre osservati da lontano. L'intolleranza alla frutta secca che mi accompagna da qualche anno, poi, ha completato il quadro: perfetto, ho la scusa per non farli e avere la coscienza a posto.
Ma si può iniziare l'anno tirandosi indietro? 
E a cosa servono i colleghi, se non per smaltire un vassoio di macaron? E a cosa serve l'antistaminico se non per assaggiarli lo stesso? Sono un'incosciente, ma l'intolleranza non è l'allergia. 

Grazie Ilaria, grazie! Temevo (e prevedevo) di tirare fuori dal forno una leccarda con un blob di dubbio gusto e invece sono usciti questi bottoncini carini, col collarino degno del migliore petshop. Non ho idea di come debbano essere i macaron, perciò confido nelle critiche dei giudici. Intanto mi sento di dire che i colleghi francesi erano ammirati ("La texture è perfetta". Ed ecco che tornano ad essere i cugini d'oltralpe e non quelli che ci hanno fottuto la Gioconda!) e che tutti hanno apprezzato le combinazioni, riuscendo a distinguere i sapori (ma che colleghi ho???).

Dal basso della mia ignoranza, ho individuato il primo errore: TPT troppo grossolano. Ho frullato e setacciato ma forse dovevo frullare ancora, perché la grana era troppo grossa e si vede :)

Sul colore vi chiedo uno sforzo di immaginazione: ho trovato solo coloranti in gel e il giallo e l'arancione che avevo in mente sono rimasti nella mia mente. E dire che ero entusiasta del look colorato (i talebani dei coloranti non abitano qui. Due grammi l'anno non uccidono nessuno o c'è forse qualcuno che si attacca al tubetto?).

Infine, almeno un'idea buona l'ho avuta: ho fatto una prima infornata di prova con pochi pezzi e capito che 180° per il mio forno erano troppi, ho proceduto poi a 150°.

Io riporto le dosi di Ilaria, io ne ho preparati 2/3, ricalcolando le proporzioni. Per poter fare due (schifosissimi) colori, ho pesato le ciotole dei vari passaggi e ho proceduto così:
- preparare il tpt e mischiare con l'albume --> Pesare e dividere in due ciotole
- preparare lo sciroppo, aggiungere all'albume, montare --> Pesare e dividere in due

Poi... è successo solo a me che dopo la cottura emettevano rumori sinistri e io temevo ci fosse qualche bestia rara in cucina? 

Basta chiacchiere! Riporto il procedimento così come lo ha scritto Ilaria (qui, pieno zeppo di informazioni utili e precise) e la ringrazio per aver fatto un post completissimo! I macaron sono fattibili: leggete il suo post e non avranno segreti! Io consiglio semplicemente di studiare bene le varie fasi (io mi ero preparata uno schema con tutti i singoli passaggi e me l'ero imparato a memoria!) per poter procedere senza incertezze.

Paradossalmente, ho fatto un casino con le farciture: invertito le dosi di panna e cioccolato nella ganache (che però ho recuperato facilmente) e fatto un erroraccio nell'orange curd, di cui mi sono resa conto solo oggi, scrivendo il post), a cui ho rimediato aggiungendo della gelatina.



Per i macaron

150g zucchero al velo
150g farina di mandorle
110g albumi vecchi (almeno 3 giorni) – divisi in due ciotole da 55g l’una

Per lo sciroppo
150g zucchero semolato
50ml di acqua


TPT
Tostate leggermente la farina di mandorle in forno a 150° per circa 10minuti. Lasciate raffreddare completamente.
Passate al mixer la farina insieme allo zucchero al velo per ottenere  una miscela aerea e impalpabile e passate successivamente al setaccio.  
Incorporate i primi 55g di albume crudo al TPT servendovi di una spatola in silicone. E’ necessario amalgamare bene in modo da ottenere una pasta morbida, omogenea e densa.
Se volete aggiungere del colorante, versatelo sugli albumi e mescolate. Poi uniteli al TPT.

MERINGA ITALIANA
Versate lo zucchero semolato e l’acqua in un tegame dal fondo spesso. Inserite un termometro e cuocete a fuoco medio.  Quando la temperatura arriva a 115° simultaneamente cominciate a montare i rimanenti 55g di albume ad alta velocità. Se, una volta che lo zucchero comincia a bollire, tendesse ad attaccarsi utilizzate un pennello bagnato in acqua fredda e passatelo sui lati (come per il caramello).
Quando il termometro raggiunge i 118° versate lo sciroppo a filo sulla meringa (non ancora completamente montata) avendo cura di farlo scivolare sul lato della ciotola. Continuate a montare per un altro minuto. Poi diminuite la velocità e montate ancora per circa 2-3 minuti o comunque fino a  quando il composto risulterà bello gonfio, lucido e bianchissimo. E la temperatura sarà scesa a 40°C. solo a questo punto la meringa potrà essere aggiunta alla pasta di mandorle.
Volendo aggiungere del colore può essere fatto in questa fase ricordandosi di usare solo coloranti idrosolubili che non smontano gli albumi.

MACARONAGE
Incorporate inizialmente una piccola quantità di meringa alla pasta di mandorle e mescolate in modo da rendere l’impasto più fluido. Aggiungete la restante meringa usando una spatola in silicone, mescolando dal centro verso i lati esterni e raccogliendo continuamente l’impasto. Quando il composto comincia a diventare lucido fate la prova del MACARONNER, ovvero l’impasto è pronto quando sollevando la spatola ricadrà sulla ciotola formando un “nastro pesante” che ricade con una certa difficoltà. 
 Prendete il sac-a-poche con bocchetta liscia da 8-10mm, versate una quantità di composto riempendola fino a metà circa. Spremete bene il composto fino alla fine della tasca, questa operazione è molto importante (in generale, non solo per i macaron) perché eviterà la formazione di bolle d’aria. Chiudete con due o tre giri la tasca e fermatela con una molletta. 



POCHAGE
Fissate con un pochino di impasto i 4 lati del foglio di carta da forno alla teglia. Tenendo la tasca verticale posizionatevi a circa 2cm sopra la teglia. Iniziate  a formare dei bottoncini di impasto seguendo lo stampo in silicone oppure il vostro template. Spingete la pasta torcendo ogni volta la tasca di un quarto di giro. Continuate sulle altre teglie fino all’esaurimento dell’impasto. Picchiettate delicatamente con la mano il fondo delle teglie in modo da uniformare i macaron ed eliminare eventuali bolle d’aria.


CROUTAGE
Lasciate riposare i gusci a temperatura ambiente, da almeno 30 minuti a 2-3 ore. Questa operazione è molto importante in quanto serve a creare una pellicola fine, secca e resistente sui gusci, e che diventa poi croccante in fase di cottura. L’umidità solleva il guscio senza screpolarlo e alla base si forma il collarino.
Poiché i tempi di croutage possono variare a seconda della temperatura esterna, per verificare che i gusci  siano pronti per essere infornati, sfiorate delicatamente la superficie di un guscio; la pasta non deve incollarsi al dito.


COTTURA
Infornate a 180° per i primi 2-3 minuti fino a che si forma il collarino e il macaron si solleva leggermente. Dopodiché abbassate la temperatura a 140-150° e cuocete per ulteriori 10-12 minuti.
Le temperature e i tempi di cottura sono assolutamente indicativi e dipendono dal proprio forno. Io, dopo una prima teglia di prova, ho preferito cuocerli a 150° per 12/14 minuti.




Una volta cotti, togliete la teglia dal forno e fate scivolare il foglio dei macaron su un ripiano fino al completo raffreddamento. E’ importante NON LASCIARE il foglio sulla teglia altrimenti continuerà la cottura.
Staccate i macaron lentamente dal foglio di carta forno  e con l’indice create un piccolo avvallamento che permetterà una farcitura più abbondante. Lasciate i gusci con la parte “piatta” rivolta verso l'alto.
I vostri macaron sono pronti per essere farciti. Oppure potete conservarli in frigorifero fino a 48hs o congelarli



Per i macaron con curd all’arancia e olio al rosmarino 
(preso da qui, ma non gli ho reso onore :D Scusami Ale! )


2 arance piccole, succo e scorza
2 tuorli e 1 uovo intero
100 g di zucchero
50 ml di olio extra vergine d’oliva delicato
1 cucchiaio di aghi di rosmarino
1 foglio e mezzo di gelatina (per rimediare alla catastrofe)

Preparare l’olio al rosmarino: in una padella mettere olio e rosmarino e porre su fiamma bassissima per 8/10 minuti. Lasciar raffreddare e filtrare.

Versare l’olio al rosmarino e tutti gli altri ingredienti in una casseruola dal fondo spesso, mescolare bene e portare a ebollizione, su fiamma bassa. Far bollire 5 minuti. Visto che non si addensava neanche da freddo, ho idratato un foglio e mezzo di gelatina, riscaldato un po' della crema all'arancia e ci ho immerso la gelatina. Mescolare, unire ancora un po' di crema e poi aggiungere al resto della crema. Mescolare e far raffreddare.
Farcire i macarons ARANCIONI (non li vedete? Neanche io…)

Per la ganache al cioccolato bianco, zenzero e arancia (qui per scoprire come fare una ganache da manuale 


200 g di cioccolato bianco tagliato a pezzi piccoli
100 g di panna fresca al 32% di grassi
15 g di burro a pezzetti
3 cm di zenzero fresco
1 cucchiaino di buccia d’arancia essiccata in polvere

Scaldare appena la panna e lo zenzero e lasciar riposare mezz'ora. Sciogliere il cioccolato (a bagnomaria o a microonde) e unirvi la polvere di arancia. Mescolare. A parte, portare a ebollizione la panna con lo zenzero, filtrare e versarla, un terzo alla volta, sul cioccolato, mescolando ad ogni aggiunta. Far raffreddare leggermente, unire il burro e frullare velocemente col mixer ad immersione.
Farcire i macarons GIALLI.



 Con questo post partecipo all'MTC numero 62 





venerdì 25 novembre 2016

Tiramisù al cocco e caffè


Lo dico? Non lo dico? Lo dico: a me il tiramisù non piace(va). Ne ero golosa da bambina (ma io da bambina avrei mangiato pure le gambe del tavolo se le avessero spalmate di nutella), ma poi per anni l'ho snobbato. Svariati anni fa, quando preparavo dolci come una forsennata, tutti mi chiedevano: quando lo fai un tiramisù? Mai, fosse per me :D Poi l'avevo preparato ma solo per sperimentare pate a bombe e meringa italiana, giocando al piccolo chimico della finta pastorizzazione. 
Come sempre però arriva l'MTC a darmi una strigliata e complica pure le cose, "costringendoci" ad abbinare il tiramisù ad un personaggio sexy. Manco a dirlo che non volevo partecipare :D Susy, col cavolo che non hai fatto niente di male!
Poi il senso del dovere, insieme alla lettura di questo fantastico articolo e un (casuale) brain storming, hanno dato il là. Peccato che mi sia ridotta all'ultimo e mi sia pure dimenticata un passaggio che, secondo me, avrebbe reso la mia crema più cremosa. Ma andiamo con ordine.

Perché il cocco? Perché mi sono ritrovata a pensare a Johnny Depp. Ad un giovanissimo Johnny Depp, nel suo ruolo di Don Juan, il famoso maestro d'amore. Ero una bambina/ragazzina quando vidi quel film, ma ricordo che lo adorai dalla prima all'ultima scena. Oltre al seducente e romantico e focoso e appassionato Johnny, c'e anche un (ormai imbolsito) Marlon Brand, nei panni di uno psichiatra che, in un certo senso, si lascia sedurre da Don Juan, dal suo amore per l'amore e per le donne, e grazie a lui riscopre la passione e la complicità, ridando vita ad un matrimonio un po' appannato. Meravigliosa la scena finale, in cui lo psichiatra, sua moglie e Don Juan arrivano nell'isola di Eros, dove finalmente Don Juan ritrova il suo perduto amore vero... 


Dopo questa (orrenda) sinossi, vi chiederete "embè? Che c'entra il tiramisù?". C'entra perché nella mia testa di bambina tutte le piante/palme esotiche erano alberi da cocco e ,soprattutto, perché quando scoprivo questo fantastico film e attore, si usava dire "che cocco che è quello!". Ecco, a quel gran cocco di Johnny Depp (che ho amato in tutti gli altri film, ma il vero amore resta questo) dedico il mio tiramisù al cocco, caffè & cioccolato (un omaggio a Willi Wonka non ce lo mettiamo?).

Confesso di essere molto soddisfatta del risultato finale. Mi aveva incuriosita l'articolo di Eleonora e sono felice di aver provato: cocco e caffè stanno benissimo insieme e il cioccolato completa il tutto. 

Prima di passare alla preparazione, un paio di brevi considerazioni:

- Il mascarpone fatto in casa è strepitoso! 
- I savoiardi sono un altro mondo rispetto a quelli comprati, peccato che io abbia scoperto in corso d'opera che il mio forno si spegne quando lo sportello resta aperto per più di 1 minuto, lasciandomi dei savoiardi leggermente spatasciati. La prossima volta li cuocerò con sportello chiuso fino a cottura completa.
- L'idea era di fare la panna montata di cocco, semplicemente montando la crema di cocco fredda di frigo. Io ho dimenticato di mettere la lattina in frigo :) Me ne sono ricordata ieri, dal dentista. Ovvero 1 ora prima di arrivare a casa per preparare il tiramisù. Purtroppo ieri o mai più, quindi ho montato la crema di cocco così e devo dire che ha retto bene ugualmente.
- Susy ci propone 2 diverse varianti di tiramisù, alle quali mi sono ispirata per dosi e proporzioni. Per la meringa svizzera mi sono ispirata a quella di Bressanini, ma fatta più "a sentimento". Ribadisco che queste procedure casalinghe non garantiscono una vera pastorizzazione delle uova e io personalmente le ho utilizzate perché, secondo me, donano una consistenza migliore e in particolare ho il terrore che la montata di albumi si smonti, rendendo il tutto liquido. Cosa che non avviene con la meringa svizzera,  bella sostenuta.

Nota foto: ho toccato il fondo :D le ho scattate stamani prima di andare in ufficio, immaginate l'ispirazione (e la luce!). Ovviamente dopo averle scattate ho fatto colazione col tiramisù. La giornata mi sorrideva :)



Con questo post partecipo alla sfida numero 61 dell'MTC, vinta dalla coscina di Pollo Susy
















Per 250 g di mascarpone (da qui):

400 g di panna fresca al 33% di grassi
la punta di un cucchiaino di acido citrico (o un cucchiaino di succo di limone)

Scaldare la panna in una pentola dal fondo spesso, su fuoco dolce (in alternativa a bagnomaria). Quando raggiunge gli 85°, unire l'acido citrico e mescolare con una frusta a mano. Cuocere per 5 minuti, mescolando ogni tanto. Lasciar raffreddare a temperatura ambiente e poi far raffreddare in frigo 12 ore. Trascorso questo tempo, sistemarlo in un colino a maglie fitte rivestito di un canovaccio pulito e inodore, oppure in un filtro per il caffè americano ;) Far scolare in frigo altre 24 ore.












Per i savoiardi (da qui):
55 g farina 00
25 g fecola di patate
65 g di zucchero alla vaniglia (zucchero conservato con le bacche di vaniglia)
50 g di albume
40 g di tuorlo
13 g di miele
zucchero a velo
  
Preriscaldare il forno a 180°, statico. Sistemare su due teglie della carta forno e imburrarla.
Montare gli albumi con le fruste elettriche e, quando aumentano di volume, aggiungere lo zucchero in due volte, aumentando la velocità e continuando a montare fino quando saranno a neve ferma.
Sbattere i tuorli con il miele e amalgamarli con una spatola alla montata di albumi, con movimenti dal basso verso l’alto.
Unire farina e fecola setacciate, con pochi movimenti delicati ma decisi.
Riempire una sac-à-poche usa e getta e tagliare la punta per avere ca. 15 mm di diametro.
Formare sulla carta imburrata die bastoncini lunghi ca. 8 cm. Spolverarli di zucchero a velo e quando sarà assorbito spolverarli nuovamente.
Cuocere per 3 minuti, poi aprire leggermente lo sportello, inserendo il manico di un cucchiaio di legno, e cuocere ancora 4/5 minuti.
Sfornare e far raffreddare completamente prima di spostarli.


Per la pate a bombe (da qui):
43 g di tuorli (2 grandi)
43 g di zucchero
Porre sul fornello a fiamma media un pentolino con due dita d'acqua. Inserire tuorli e zucchero in una ciotola resistente al calore e sistemarla sul pentolino. 
Inserire la sonda del termometro e iniziare a montare il composto. Quando sarà arrivato a 70°, togliere la ciotola e immergerla in un bagnomaria di acqua e ghiaccio e aspettare che sia raffreddato.

Per la meringa svizzera (da qui):
60 g di albume (2 albumi grandi)
3 cucchiai di zucchero
Porre sul fornello a fiamma media un pentolino con due dita d'acqua. Inserire albumi e zucchero in una ciotola resistente al calore e sistemarla sul pentolino. 
Inserire la sonda del termometro e iniziare a mescolare il composto con una frusta a mano. Lasciare che il composto arrivi a 60° e iniziare a montare con le fruste elettriche, continuando per circa 5 minuti. Io sono arrivata a 70°. Togliere dal bagnomaria e far raffreddare.

Per 4 porzioni abbondanti (si tratta di lussuria o no? :) ):

5 tazzine di caffè amaro
150 g di mascarpone
50 ml di crema di cocco in lattina
1 cucchiaio abbondante di crema di cocco in polvere
1 dose di pate a bombe
1 dose di meringa svizzera
cioccolato fondente tagliato a coltello q. b.


In una ciotola mescolare con le fruste elettriche il mascarpone con la crema di cocco liquida e in polvere, poi aggiungere la pate a bombe e montare un paio di minuti. Con una spatola, unire la meringa svizzera. Si otterrà un composto soffice, montato e buonissimo :)
Dividere a metà i savoiardi, bagnarli nel caffè e sistemarli nel bicchiere. Ricoprire di crema al cocco e pezzetti di cioccolato, quindi creare altri strati allo stesso modo. Far rassodare una notte in frigorifero.



giovedì 3 novembre 2016

vade DIETRO... LA LASAGNA! IL NUOVO LIBRO DELL'MTCHALLENGE!



Siamo instancabili noi dell'MTC :)
Esce oggi il quinto (Q-U-I-N-T-O) libro del gioco più bello del web, partorito dalla mente più fervida e fertile del web mondo, Alessandra Gennaro (suoi i testi del libro).

Edito da Gribaudo (Gruppo Feltrinelli), con ben 160 pagine, con le foto di Paolo Picciotto e le illustrazioni di Mai Esteve, il libro arriva in tempo per studiare con calma le ricette per le feste ;)
Anche questa volta sosteniamo Piazza dei mestieri.







C'è anche un piccolo contributo delle sottoscritta ;)

lunedì 31 ottobre 2016

Pancarrè allo yogurt di Mapi

Anche questo week end, Vale ha fatto i compiti :) Dato che per l'MTC ho già dato, ho cercato aiuto e ispirazione nel contest più figo del web, che, non a caso, porta la firma di una delle colonne dell'MTC. Se non si fosse capito, sono andata sul blog di Flavia a cercare il recipe-tionist del mese. Mapi!  Mapi, anch'essa colonna dell'MTC, ma non solo, portatrice di un sapere e una cultura culinari come pochi. Solo Mapi potrebbe fare post su fondi, soffritti, brodi e su tutte quelle basi che il mondo gastrofighetto trascura, ignorando che se si chiamano basi, un motivo ci sarà. Ero attirata proprio da una di queste basi, ma poi non ho trovato l'ingrediente che mi serviva e allora mi sono buttata sul lievitato, sapendo che sarei atterrata su qualcosa di soffice. Così è stato, infatti :) Sono due anni che provo ricette di pancarrè e questo li batte tutti: morbidissimo, soffice, ma con la crosticina croccante!

Ho seguito pedissequamente la ricetta di Mapi (qui), di cui copio anche il testo. Ho preferito però lasciare l'impasto in frigo una notte, in modo da poterlo cuocere domenica senza dovermi alzare all'alba :D o dover mettere troppo lievito (qui siamo già scesi sotto i 10, ma anche sotto i 5 gradi...). Purtroppo non ho lo stampo da pancarrè con relativo coperchio, perciò ho dato una leggera spennellata di latte n superficie per dare un po' di colore.

Il procedimento appare leggermente diverso da quello di Mapi perché il mio lievito di birra era secco, in granuli, del tipo da mescolare alla farina.


Mi scuso per le foto, fatte stamani a colazione, col cellulare, prima di andare in ufficio. Io mi sono augurata una buona settimana con due fette di questo meraviglioso pancarrè spalmate di burro e della mia marmellata (lo so, sarebbe una confettura) di rabarbaro e vaniglia. Grazie Mapi, you made my day!




Pancarrè allo yogurt (per uno stampo da plum cake da 30 cm)

500 g farina 0
2 g lievito di birra secco
1 cucchiaino di zucchero
80 g acqua
30 g burro morbido a pezzetti
250 g yogurt naturale a temperatura ambiente
8 g sale
latte q.b. per spennellare


Setacciare la farina e aggiungervi il lievito, mescolarli. Mescolare nell'impastatrice acqua, yogurt e zucchero. Unire la farina con il lievito e solo successivamente il sale. Quando si sarà formato un panetto liscio ed elastico aggiungere il burro un pezzetto alla volta e lavorare ancora. Mettere il panetto in un contenitore coperto e lasciare a temperatura ambiente per 1 ora, dopodiché mettere in frigo per tutta la notte.
Al mattino sistemare il contenitore fuori dal frigo, al riparo da correnti e aspettare che l'impasto raddoppi, quindi sgonfiarlo e lavorarlo ancora un po' a mano.
Stenderlo su un piano infarinato, dandogli la forma di un rettangolo lungo quanto lo stampo e largo il triplo della sua larghezza. Arrotolare il rettangolo e sistemarlo, con la piega sul fondo, nello stampo imburrato. Coprire con della pellicola (io uso delle cuffie per la doccia, ovviamente destinate esclusivamente alla cucina!) e far lievitare fino a quando arriverà al bordo.
Spennellare il pane con del latte e infornare nel forno preriscaldato a 200° per circa 50 minuti. Rimuovere immediatamente dallo stampo, avvolgerlo in un panno pulito e adagiarlo così in un sacchetto di plastica, fino a raffreddamento.









Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di ottobre.